L’intelligenza artificiale ha sicuramente molteplici potenzialità, molte delle quali ancora da esplorare, ma al tempo stesso costituisce una sfida perché la sua innovatività necessita di un bilanciamento con il modello di sviluppo sostenibile. Al tema dell’AI e del rapporto con la sostenibilità e la transizione energetica ho recentemente dedicato tre contributi pubblicati tra fine 2024 e inizio 2025; ecco di seguito degli abstract e i link al testo dell’articolo o alla piattaforma di pubblicazione.
Nel presentare la Global Conference on Energy & AI, svoltasi in dicembre a Parigi, l’IEA ha sottolineato che il settore energetico sta già utilizzando l’IA per migliorare la produzione, il consumo e la distribuzione di energia, per rendere più sicura, efficiente e sostenibile l’operatività di sistemi complessi, come quello elettrico.
Pertanto l’intelligenza può assolutamente rivoluzionare il settore energetico, ottimizzando reti, prevedendo la domanda e integrando fonti rinnovabili. Ma i data center, essenziali per l’IA, consumano quantità crescenti di energia, rischiando di compromettere gli stessi progressi verso la sostenibilità; si tratta di una vera e propria sfida tra innovazione e impronta ambientale. L’obiettivo è trovare e mantenere un equilibrio sostenibile tra le opportunità offerte dall’IA e il suo impatto energetico. “L’intelligenza artificiale si sta affermando come una delle tecnologie più importanti dei nostri tempi, con un enorme potenziale trasformativo per il settore energetico: l’innovazione avanza (sempre più) rapidamente, e “and new use cases are emerging every day”, per dirla con le parole dell’IEA, che – in estrema sintesi – affronta il tema degli scenari specifici che descrivono come una tecnologia (l’AI, in questo caso) viene utilizzata per risolvere un problema, soddisfare un’esigenza o raggiungere un obiettivo in un determinato contesto”.
Energy for AI & AI for Energy: innovazione e sostenibilità si incontrano
Per esempio, l’AI funziona in cloud: servono quindi grandi server e, a monte, enormi data center, infrastrutture che consumano molta energia – spesso non rinnovabile –, ma non solo, poiché l’addestramento dei modelli di AI richiede enormi quantità di calcolo: i data center che ospitano i server sui quali girano questi sistemi consumano quantità elevate di elettricità e acqua per mantenere le infrastrutture operative e raffreddate, non solo per l’addestramento, ma per il quotidiano utilizzo, sempre più diffuso.
Ad oggi appare anche difficile calcolare il volume delle emissioni di CO2 prodotte dall’utilizzo quotidiano, sempre più diffuso, dell’AI, senza dimenticare che, oltre ai consumi di energia e acqua e alle emissioni in atmosfera, la diffusione dell’intelligenza artificiale ha impatti significativi sulla generazione di rifiuti elettronici e, a cascata, sul consumo delle materie prime. “L’invecchiamento e la sostituzione dei dispositivi di calcolo utilizzati nei data center dovranno essere sempre più oggetto di uno smaltimento sicuro e della gestione sostenibile e circolare dei componenti elettronici dismessi” proprio in quanto i dispositivi sono ricchi di materiali e metalli pregiati (oro, argento, rame, materie prime che possono e devono essere riciclate).
In altri termini, la prospettiva del ciclo di vita – LCP, acronimo di Life Circle Perspective – dovrebbe essere applicata in tutti i settori della sostenibilità, così come in quei settori trasversali come l’AI, che sono detti tali in quanto attraversano tutte le sostenibilità.
Intelligenza artificiale: i costi ambientali di utilizzo dei sistemi
Partendo dal celebre aforisma di McLuhan “il medium è il messaggio ”: nell’articolo si traccia un primo commento del recente EU Artificial Intelligence Act , “il primo quadro giuridico in assoluto sull’IA, che affronta i rischi dell’IA e pone l’Europa in una posizione di leadership a livello mondiale”, come ha prontamente sottolineato la Commissione europea nelle pagine del portale istituzionale dal titolo indicativo: “plasmare il futuro digitale dell’Europa ”.
Si tratta di un documento corposo da cui emergono alcune (12) keywords (concetti operativi) davvero interessanti.
Lo scopo dell’«European AI Act», è quello di “migliorare il funzionamento del mercato interno e promuovere la diffusione di un’intelligenza artificiale (IA) antropocentrica e affidabile, garantendo nel contempo un livello elevato di protezione della salute, della sicurezza e dei diritti fondamentali sanciti dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, compresi la democrazia, lo Stato di diritto e la protezione dell’ambiente, contro gli effetti nocivi dei sistemi di IA nell’Unione, e promuovendo l’innovazione ”.
Il documento trae ispirazione dagli “orientamenti etici per un’IA affidabile del 2019 elaborati dall’AI HLEG indipendente nominato dalla Commissione ”, nei quali esperti di alto livello hanno elaborato 7 principi etici non vincolanti per l’IA volti a contribuire a garantire che l’IA sia affidabile ed eticamente valida:
1. intervento e sorveglianza (controllo) umani, per garantire autonomia
2. robustezza tecnica e sicurezza
3. vita privata e governance dei dati
4. trasparenza
5. diversità, non discriminazione ed equità
6. benessere sociale e ambientale
7. responsabilità.
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