A cura di
Andrea Quaranta
Giurista ambientale

DIRITTO DELL'AMBIENTE

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AA.VV. - Coordinamento di Andrea Quaranta

Responsabilità ambientale e assicurazioni

IPSOA

www.naturagiuridica.com/Editoriale

 

Gestire il rischio ambientale, minimizzare i danni da inquinamento, creare business sostenibile di Andrea Quaranta

Nell'allegato al numero 8/9 della rivista "Ambiente & Sviluppo", edito da IPSOA, si parlerà per la prima volta in modo strutturato ed approfondito di un tema particolarmente importante: quello del rapporto fra l'Ambiente e il mondo delle Assicurazioni.

 

I temi affrontati in questo primo numero monografico sono i seguenti:

  • La gestione del rischio ambientale d’impresa
  • L’assicurabilità dei danni da inquinamento
  • Il ruolo dell’assicuratore
  • Analisi delle diverse tipologie di polizza
  • La gestione di un sinistro ambientale
  • Sistemi di analisi del rischio per PMI
  • Il danno ambientale, le problematiche dell’inquinamento graduale
  • Prospettive per il mercato delle assicurazioni ambientali

Vi riporto il testo del primo articolo, che introduce la tematica, "Gestire il rischio ambientale, minimizzare i danni da inquinamento, creare business sostenibile".

 

I costi dovuti alla mancata (o inadeguata) gestione del rischio ambientale e delle crisi

La complessa precarietà della normativa ambientale italiana è costata molto cara sia al “sistema Italia”, sia agli operatori del settore: costi non solo ambientali, ma anche giuridici ed economici, che hanno condizionato – e continuano a farlo – la redditività dell’impresa.

Ma oltre ai costi intrinseci a questo sistema ci sono altri, alti, costi ambientali, di cui finora non si è adeguatamente tenuto conto: quelli relativi alla mancata o inadeguata gestione delle situazioni di rischio e di crisi dal punto di vista tecnico e giuridico.

Sotto il primo profilo (gestione del rischio), un errore nel quale spesso, finora, sono incorsi molti “gestori fai-date”, è che possano essere concepite soluzioni tecniche homemade generali (tuttavia, proprio per questo, generiche), in grado di metterli in salvo dai “soliti rischi” e di evitare, fra l’altro, di doversi sobbarcare anche le spese per un’assicurazione ad hoc, erroneamente considerate inutili e, per questo motivo, eccessivamente onerose e, in ultima analisi, sacrificabili.

In sostanza, si tratta di un atteggiamento che allo stesso tempo ha una visione decontestualizzata (“soluzioni generali”) e limitata (“soliti rischi”) della realtà, e considera la prevenzione un ulteriore orpello economico, tanto da preferirle il rischio – considerato erroneamente basso – di accettare le conseguenze di un eventuale danno, che in ipotesi si considera in qualche modo gestibile.

Un grave errore, che lungi dal risolvere i problemi, ne crea di ulteriori, nel momento in cui – molto più facilmente di quanto non accadrebbe, se esistesse un adeguato sistema di gestione del rischio – si dovessero verificare degli “inconvenienti”.

E con questo veniamo al secondo profilo (gestione delle crisi).

Quando un danno ambientale/da inquinamento si verifica, infatti, i “costi evitati” per la mancata:

  • implementazione di un sistema di environmental risk management e
  • sottoscrizione di una polizza ad hoc, nella falsa credenza che l’estensione della normale polizza di responsabilità sia sufficiente a coprire tutti gli ipotizzati danni di questo tipo, si moltiplicano esponenzialmente.

Da un lato perché intimamente connessi alla gravità del danno provocato, alle difficoltà della sua quantificazione e all’inevitabile strascico giudiziario che si porta dietro.

Dall’altro perché anche l’emergenza, che si verifica quando il danno è stato fatto, deve essere gestita al meglio, attraverso una serie mirata di specifiche e coordinate attività da parte di professionisti del settore che possano intervenire sulla scena del sinistro il più rapidamente ed efficacemente possibile, limitando, oltre che i danni ambientali/da inquinamento, anche gli effetti dannosi del sinistro e l’entità del danno, sia diretto (ad esempio: i macchinari), sia indiretto (il fermo dell’impresa).

 

La mancata gestione (tecnico-giuridica) del rischio, e un’inadeguata gestione (tecnico-giuridica) dell’emergenza portano ulteriori danni/costi, legati:

  • al vasto mondo della comunicazione (istituzionale, giornalistica e social), e quindi all’immagine dell’impresa;
  • ai rapporti con le autorità amministrative competenti in materia ambientale, e quindi alla macchina burocratica;
  • alle problematiche giudiziarie, corollario inevitabile e costoso del danno, sia in termini economici che di responsabilità.

Costi che, ancora una volta, influenzano negativamente la redditività dell’impresa.

Ma nonostante il complesso contesto giuridico consigliasse implicitamente le imprese di dotarsi di un sistema di gestione all inclusive dei rischi ambientali, nella stragrande maggioranza dei casi queste ultime – facendo leva anche sui blandi sistemi sanzionatori previsti dalla normativa – non si sono mai dotate di un serio sistema di environmental risk management, preferendo accollarsi gli eventuali oneri ambientali a valle della commissione di reati nel settore, o del verificarsi di dannosi eventi calamitosi.

Una tutela, quand’anche approntata da professionisti seri e competenti, parziale. In ogni caso tardiva.

Eppure quello della green economy – termine che comprende anche una corretta e sostenibile gestione delle problematiche ambientali – rappresenta un asset strategico per la sostenibilità ambientale e, prima ancora, per quella economica: tant’è che, da qualche anno, sia a livello internazionale che nazionale, la green economy è al centro di più o meno intense pianificazioni e di dibattiti.

In Italia, in particolare, da qualche anno si tengono gli Stati generali della green economy, “una proposta di sviluppo della green economy per contribuire a far uscire l’Italia dalla crisi". Per quanto concerne il tema, oggetto di questo inserto, vale la pena ricordare che, fra le soluzioni proposte assumono particolare rilievo quelle concernenti gli strumenti economico-fiscali e gli investimenti-finanziamenti. In quest’ultima categoria rientrano anche le assicurazioni, in relazione alle quali – nel documento programmatico che viene stilato ogni anno nell’ambito di questa iniziativa – si è detto che occorre “accrescere il contributo delle assicurazioni per il sostegno ad un’adeguata gestione del rischio ambientale, anche alla luce dell’intensificazione degli eventi calamitosi e delle necessità richieste dall’adattamento ai cambiamenti climatici".

 

L’assicurabilità del danno ambientale/da inquinamento nella sua triplice accezione

 

Il “monito” degli Stati generali della green economy non è che la sintesi ex post di quanto da anni i più accorti consulenti ambientali vanno dicendo. Vale a dire che è indispensabile affiancare ad una corretta e tempestiva gestione delle crisi (che in ogni caso interviene a valle del problema), anche, a monte, uno strutturato ed adeguato sistema che preveda:

  • il risk management ambientale e
  • il trasferimento contestualizzato del rischio.

Un nuovo atteggiamento, in grado di innescare un circolo virtuoso, nel quale l’impresa, oltre ad essere finalmente tutelata in maniera adeguata (dal punto di vista economico e giuridico) e, quindi più sicura, si fa anche artefi ce di un dialogo costruttivo e promotrice di business. Un circolo virtuoso innescato da un comportamento attivo e non più passivo dell’impresa, che ha posto il sistema assicurativo – nella sua triplice e più lata accezione – al centro della propria politica industriale:

  1. oltre all’assicurazione in senso tecnico, volta a trasferire il rischio ambientale, anche gli altri due “strumenti di assicurazione” (e di “rassicurazione”: non bisogna sottovalutare l’aspetto psicologico) che la integrano, a monte e a valle, con lo scopo di rendere il servizio all inclusive;
  2. il risk management ambientale (a monte) e
  3. il crisis management (a valle).

In un recente convegno dal titolo “Le aziende e i rischi. Minacce emergenti e soluzioni possibili“, dopo aver sottolineato che “la crisi si scontra con uno scenario che impone il taglio dei costi e al tempo stesso l’obbligo di ricercare nuovi spazi di sviluppo, tutelando investimenti e asset sottoposti a rischi sempre più interconnessi, imprevedibili e di difficile gestione (dal controllo della supply chain al rischio ambientale, dalle catastrofi naturali al cyber risk, dal rischio di credito alle responsabilità degli amministratori)” i relatori si sono posti alcuni dei quesiti:

Come orientarsi in questa complessità e quali priorità dare per la tutela delle aziende e delle loro risorse?

Il prodotto assicurativo è sufficiente a coprire le aree di rischio?

Quali iniziative sono indispensabili da parte delle aziende e degli assicuratori?

Come proteggersi, e a quali costi?

 

Negli articoli presenti in questo numero monografico si cominceranno a fornire al lettore alcune risposte e alcuni strumenti per capire come migliorare questa situazione, creando business e sostenibilità.

Perché le imprese – tutte le imprese, senza distinzioni di dimensioni e settore operativo – non devono più continuare a considerare l’ambiente come un elemento esogeno e, perciò, incontrollabile, ma come un fattore competitivo, che però deve essere gestito e protetto adeguatamente.

Gestire il rischio ambientale, assicurarsi e pilotare la crisi costituisce, in ultima analisi, l’“asset nella manica” delle imprese.

08/09/2014
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