A cura di
Andrea Quaranta
Giurista ambientale

DIRITTO DELL'AMBIENTE

ACCETTA I COOKIE
PER VISUALIZZARE
IL CONTENUTO

DIRITTO DELL'ENERGIA

ACCETTA I COOKIE
PER VISUALIZZARE
IL CONTENUTO

ACCETTA I COOKIE
PER VISUALIZZARE
IL CONTENUTO

AA.VV. - Coordinamento di Andrea Quaranta

Responsabilità ambientale e assicurazioni

IPSOA

www.naturagiuridica.com/Editoriale

 

Danno ambientale, la nuova normativa e quella che verrà di Redazione di EPC - Andrea Quaranta

Sulla rivista Ambiente&Sicurezza sul Lavoro 6/2014 si parla di...

 

Sul numero di giugno della rivista Ambiente & Sicurezza sul Lavoro si affrontano diverse importanti questioni in materia ambientale: si parla di Danno Ambientale e gestione dei RAEE, ma anche di rifiuti con riferimento al reato di combustione dei rifiuti.

 

Danno ambientale, la nuova normativa e quella che verrà

 

A distanza di sette anni dall’entrata in vigore del Teso Unico Ambientale e dell’avvio di una procedura d’infrazione, il nostro Paese ha finalmente modificato profondamente la normativa in materia di danno ambientale, che tuttavia prevede già di dover integrare.

Quella che segue è una sintesi ragionata delle principali modifiche.

 

La recente duplice modifica della disciplina sul danno ambientale

Se nei primi sette anni, da quando è entrato in vigore il “Testo Unico Ambientale” la disciplina sul danno ambientale aveva subito – a differenza di quanto avvenuto in relazione a tutti gli altri settori del diritto dell’ambiente ivi accorpati – soltanto un tentativo di riforma, nel corso degli ultimi mesi il danno all’ambiente è stato oggetto, in rapida sequenza:

• di una modifica sostanziale, avvenuta ad opera delle c.d. “legge europea 2013, L. n. 97/123), e

• di un’altra modifica, attualmente al vaglio parlamentare, che – nell’integrare quella precedente, parzialmente prevede addirittura di modificarla in parte (DDL di “legge europea bis”).

Il “tentativo” di riforma, cui s’è fatto cenno, contenuto nel decreto legge n. 135/09, è peraltro finito male, nel senso che il suo contenuto non è stato ritenuto sufficiente per superare le contestazioni mosse dalla Commissione europea con la procedura d’infrazione n. 2007/4679, con la quale erano state rilevate alcune non conformità di parte delle disposizioni del “codice dell’ambiente” con la direttiva 2004/35/CE.

E così, dapprima con la legge europea 2013, e in seguito con la sua integrazione in fieri, la disciplina sul danno ambientale, l’Italia ha finalmente adeguato la propria normativa ai dettami comunitari. Con quali risultati?

 

La procedura di infrazione

Secondo la Commissione, la previgente disciplina italiana in materia di danno ambientale presentava alcuni profili di incompatibilità rispetto alla disciplina comunitaria, relativi:

• all’esclusione dalla tutela risarcitoria di tutte quelle situazioni di inquinamento rispetto alle quali fossero state avviate le procedure di bonifica o fosse stata avviata o fosse intervenuta bonifica dei siti nel rispetto delle norme vigenti in materia, salvo che ad esito di tale bonifica non permanesse un danno ambientale;

• alla limitazione dell’obbligo di riparazione ai soli danni causati da comportamenti dolosi o colposi, con la conseguente violazione della regola della responsabilità oggettiva (la direttiva, infatti, collega la responsabilità per danno ambientale ai requisiti del dolo e della colpa anche quando il danno sia stato causato da una delle attività professionali elencate nell’allegato III);

• all’ammissibilità – come forma di riparazione – del risarcimento del danno ambientale in forma pecuniaria.

 

Focus sul fallito tentativo di salvataggio del 2009 [...]

 

Tuttavia, con due pareri analoghi di fine 2009 e inizio 2012, la Commissione ha bocciato la riforma italiana, specificando, nelle contestazioni, che:

1. la violazione della regola generale della responsabilità oggettiva non dovrebbe collegare la responsabilità per danno ambientale ai requisiti del dolo e della colpa anche quando il danno sia stato causato da una delle attività professionali elencate nell’allegato III della direttiva 2004/35/CE;

2. nonostante i miglioramenti inseriti, è rimasta ancora aperta la possibilità per un operatore, che abbia causato un danno ambientale, di risarcire pecuniariamente;

3. l’Italia non ha chiarito il rapporto tra la disciplina in materia di bonifica e quella sul danno ambientale. A distanza di altri tre anni, anche il secondo “salva infrazioni” fallisce: la mancata conversione del decreto legge ha fatto, così, saltare le modifiche inserite nel cd “decreto Moavero”.

 

Com’è cambiata la normativa sul danno ambientale…

Si arriva quindi ai giorni nostri. A metà della scorsa estate il Parlamento ha promulgato la legge n. 97/2013: fra le nove disposizioni ambientali oggetto di modifiche/correzioni/integrazioni, l’art. 25 è intervenuto a cambiare radicalmente la disciplina del danno ambientale in relazione al regime della responsabilità, alle competenze del ministero, alle esclusioni, all’azione risarcitoria in forma specifica e per equivalente pecuniario, al potere di ordinanza del ministro e alla riscossione dei crediti. A fine anno, invece, è stato presentato un DDL per l’approvazione di una “legge europea bis”, che lo scorso 26 marzo ha ottenuto l’approvazione da parte della Commissione politiche europee della Camera: fra le numerose disposizioni ambientali, oggetto dell’ennesima riforma, spicca quelle sul danno ambientale che, come vedremo, riguardano non solo nuovi aspetti, ma anche parte di quelli già oggetto della modifica estiva.

Partiamo dalla riforma già entrata in vigore […]

 

… e come potrebbe ulteriormente cambiare [...]

 

Le altre modifiche proposte in materia di danno ambientale [...]

 

Tabella sinottica delle modifiche operative alla discipina sul danno ambientale, e di quelle in fieri [...]

15/07/2014
Grafica: Andrea Quaranta © 2008-2017 Andrea Quaranta - P.IVA: 07754551005
Privacy Policy
Disclaimer Powered by Diadema Sinergie Hosting: EastItaly